sabato 19 giugno 2021

Avrò cura di te - Massimo Gramellini e Chiara Gamberale – Ed. Longanesi – Recensione a cura di Eleonora Zaffino


 

Gioconda, detta Giò, in un momento di grande sconforto, prova a chiedere aiuto al suo Angelo Custode. Gli scrive una lettera, quasi per gioco e la infila in un cassetto, pensando che sarebbe finita lì. Un episodio concluso con uno sfogo, rivolto a un’entità inesistente.

Come d’incanto però, il giorno dopo, Giò trova la risposta. “Filemone” è felice di essere stato interpellato dalla sua “Custodita” perché, si sa, gli angeli possono intervenire solo nella vita degli umani  che lo richiedono.

Dopo uno smarrimento iniziale, la nostra protagonista deciderà di crederci iniziando così un rapporto epistolare, in  cui l’ufficio postale sarà il cassetto del comodino.

Un lungo botta e risposta che la porterà a comprendere molte cose di sé, delle persone care e del mondo, fino a quando Filemone deciderà che è giunto il momento di starle accanto in altro modo.

La  scrittura è leggera ma profonda e toccante, gli autori si spartiscono il lavoro, impersonando ciascuno uno dei due protagonisti.

Ho scelto questa lettura, che già conoscevo, in un momento in cui avevo proprio bisogno di avvertire la presenza e magari “sentire” i consigli di chi, dal Chissà Dove, come dice Giò, ha il compito di aver cura di me                                                                                                                                                         

Trovo spesso recensioni che, per parlare bene di un libro, lo definiscono “un pugno nello stomaco”. Ecco io invece, tra le pagine, cerco una carezza per l’anima e qui l’ho trovata.

Un grazie sincero agli artefici di queste pagine.

giovedì 17 giugno 2021

Il ritorno della regina ( Le mie avventure con le api selvatiche) - Dave Goulson – Ed. Hoepli – Recensione a cura di Veronica Orlandini


 

Per il tramite di un gruppo di lettura su Instagram, ho conosciuto questo testo che mi ha subito incuriosita, anche perché le api, piccoli esseri ronzanti, mi hanno sempre affascinata.

Di norma le persone quando vedono un’ape o un suo simile, scappano o fanno di tutto per allontanarsene, nel timore di essere punte. Io no, perché ho capito che non è nel loro interesse pungermi,  rimettendoci vita.

Grazie a Dave Goulson, fondatore del “Bumblebee Conservation Trust”, e al suo libro ho imparato di più sui bombi, i miei insetti preferiti. Ho scoperto come cercano e creano il nido; com’è il ciclo vitale della regina e quali sono i compiti delle operaie. Ho conosciuto i fiori che le attraggono, come la lavanda.

Uno stile narrativo scorrevole, che usa termini semplici e crea subito confidenza, è un’ottima lettura se si vuole investire bene il proprio tempo libero: istruttivo e divertente.

 


mercoledì 5 maggio 2021

Ho fatto la spia - Joyce Carol Oates - Ed. la Nave di Teseo - Recensione a cura di Veronica Orlandini


 

Violet Rue Kerrigan ha 12 anni ed è la più giovane di una numerosa famiglia proletaria, di origini irlandesi, che vive a South Niagara. È la preferita del padre, un uomo duro che governa la famiglia con pugno di ferro.

Una sera i due fratelli maggiori, investono ubriachi un diciassettenne afroamericano, lo colpiscono con una mazza da baseball e lo lasciano agonizzante sul ciglio della strada.

Violet sa quello che hanno fatto, ma tutti, le intimano di tacere e quando, involontariamente, racconterà tutto al preside e alla polizia, sarà cacciata di casa perché colpevole di un peccato imperdonabile: ha tradito la sua famiglia.

Dopo l’ostracismo familiare, per Violet comincerà un lungo viaggio fatto di nostalgia, dolore, continui tentativi di fuga e molestie. Non si arrenderà mai, nel tentativo di riavvicinarsi alla sua famiglia sperando di essere perdonata, soprattutto dal padre che da bambina, l’aveva amata così tanto.

Assaporerà il gusto amaro dell’umiliazione ma scoprirà anche di avere una forza d’animo più potente di quanto avrebbe mai immaginato e che è grazie a quella forza, che è sopravvissuta.

 Ho fatto la spia è uno di quei romanzi che io definisco “a tutto tondo “, non solo per  stile e lessico usati ma soprattutto per le tematiche toccate e così ben amalgamate tra di loro:

- l’integrazione razziale vista dal classico punto di vista, gente di colore vs gente bianca, ma anche dal fatto che pure tra i bianchi, ci sono degli immigrati; ad esempio gli irlandesi,

- la differenza tra status sociali,

- la sottomissione della donna all’uomo, così chiara nei personaggi dei coniugi Kerrigan,

- l’importanza del proprio sangue, delle proprie radici che in questo libro lascia un senso di soffocamento,

- infine le tematiche della pedofilia, degli abusi sessuali e dello stalking che alimentano il disgusto verso se stessa che Violet già prova.

Un romanzo crudo, veritiero e profondo che ci obbliga a porci delle domande anche scomode ma che pretendono di essere ascoltate e ricevere risposta, mentre si viene avvolti dal vapore che sale dalle Cascate del Niagara.

Un romanzo che una volta finito, non dimenticherete facilmente.

 

martedì 30 marzo 2021

Il giardino di Elizabeth - Elizabeth von Arnim - Fazi editore - Recensione a cura di Veronica Orlandini

 







Cosa c’è di meglio che una fuga in campagna per scappare dall’opprimente vita cittadina? Ancora meglio in una proprietà di famiglia. ex convento, in Pomerania, isolato e carico di storia.

Ecco dove Elizabeth decide di vivere, passando le sue giornate nel grande giardino che, a volte, al lettore può sembrare come un pezzo di Paradiso rubato, con la compagnia delle innumerevoli letture, i bisticci col giardiniere e le bambine di aprile, maggio e giugno, con qualche interruzione dell’Uomo della collera e mentre le stagioni si susseguono, Elizabeth ritrova sé stessa, i suoi spazi, i suoi ricordi e la sua libertà. 

Ho scoperto Elizabeth nel romanzo già recensito “Un’estate in montagna” e mi ero lasciata cullare dal suo tono morbido, lento e caldo che ho ritrovato tra queste pagine. Ulteriore chicca sono le descrizioni del giardino, un mondo nel mondo, pieno di profumi raccontati così bene che sembra davvero di poterli sentire, così come possiamo avere la sensazione di ascoltare le gocce di pioggia sui vetri delle grandi finestre o il vento nella brughiera poco distante. 

Per iniziare al meglio la primavera, lasciatevi trasportare tra le pagine di questo romanzo molto autobiografico.




lunedì 15 marzo 2021

Veronica Orlandini intervista Stefania Meneghella

 



Giovane autrice, dopo una fase iniziale in cui si è dedicata prevalentemente ai racconti, è passata a scrivere romanzi. La sua ultima pubblicazione è “Magnete” (Ego Valeo Edizioni). Conosciamola insieme.

Buongiorno Stefania, è un piacere fare la tua conoscenza per noi di “Se son Prose fioriranno”. So che sei una divoratrice di parole, che cosa ti ha avvicinato così tanto al mondo della parola scritta?

Ciao a tutti, e grazie per avermi ospitato nel vostro spazio. Non ricordo il momento preciso in cui ho capito di amare le parole. Loro sono nella mia vita da sempre e, tante volte, sono riuscite a salvarmi. La scrittura è parte di me e non potrei affatto farne a meno. Ho iniziato prima di tutto leggendo molto, e divorando libri di letteratura classica (che per me sono stati fonte di ispirazione). Poi, quando mi sono sentita pronta a costruire uno stile narrativo tutto mio, ho iniziato a scrivere. E da allora non mi sono più fermata.

Qual è la tua formazione letteraria, c’è una corrente a cui ti senti più affine o un autore a cui ti ispiri per scrivere i tuoi libri?

Il mio idolo letterario è Virginia Woolf, autrice inglese nata a cavallo tra l’800 e il ‘900. Lei e il suo “flusso di coscienza” mi hanno aiutato molto nella mia formazione artistica e nella struttura di uno stile narrativo mio personale.  Amo tutto ciò che è surreale, dunque tutti gli autori che preferiscono descrivere il flusso dei pensieri e dei sentimenti, anziché le dettagliate descrizioni di fatti ed eventi.

Hai iniziato con lo scrivere racconti. Ora sei passata ai romanzi. Come ti sei rapportata a queste due forme letterarie? Ne preferisci una in particolare?

Se dovessi scegliere tra i due, direi senz’altro che preferisco i romanzi. È sempre stato il mio sogno scriverli e, anche dopo averlo realizzato, ho sempre continuato a sognare di scrivere più romanzi possibile. Ho scritto inizialmente racconti, proprio perché non mi sentivo ancora pronta per un’avventura lunga e complessa come quella di un romanzo. In questo modo, ho dunque posto le basi per la stesura e ho perfezionato la tecnica. I racconti mi sono stati utilissimi in questa fase, ma adesso preferisco scrivere romanzi.

“Silenzi Messaggeri” e “Magnete” trattano due temi importanti, il silenzio e l’analisi dell’interiorità. Come mai hai scelto questi due temi, c’è stato qualche evento che ti ha fortemente influenzato? Parlacene un po’.

“Silenzi Messaggeri” tratta il tema del silenzio, che è un valore fondamentale in questo mondo fatto spesso di chiasso. Il silenzio ci avvicina alle cose pure, alla bellezza, alla semplicità della vita e ci fa comprendere che il vero mondo è quello interiore.

“Magnete” invece tratta appunto del nostro cervello, ma anche quello altrui. Con questo romanzo, ho voluto far comprendere l’importante tema del non giudizio e del perdono. Ossia, il riuscire a entrare nel cervello di chi ci ha fatto del male per cercare di comprendere il suo vissuto, le sue storie, il suo passato spesso non svelato.

Non ci sono stati eventi particolari da cui ho preso ispirazione ma, semplicemente, sono due aspetti che sono dentro di me da sempre ed in cui credo fortemente. La scrittura serve proprio a questo: a far comprendere agli altri valori che, oralmente, sarebbe troppo complicato spiegare. 

Hai dei nuovi progetti, qualche idea pronta da “sfornare”?  Rimarrai sul romanzo, sui racconti o entrambi?

Per il momento, mi sto concentrando sulla promozione del mio libro. Dato che non è possibile organizzare eventi fisici a causa dell’emergenza sanitaria, sto utilizzando molto i canali social e la rete in generale. Non nascondo però che ho già in mente un’altra storia da raccontare ma, per il momento, è solo una bozza. Senz’altro, continuerò a scrivere romanzi. Non posso farne a meno!

 Grazie per l’intervista


lunedì 15 febbraio 2021

Il pittore fulminato - César Aira - Fazi Editore - Recensione a cura di Veronica Orlandini

 



Avventura e Arte si fondono benissimo in questo breve romanzo.

I paesaggi mozzafiato del Sudamerica dell’800, si mescolano con le impressioni e i sentimenti umani dei due pittori tedeschi, tanto diversi tra loro eppure così uniti: Johann Moritz Rugendas e il fidato amico Krause.

Entrambi si ritrovano ad affrontare un mondo che è molto bello ma anche pericoloso, con da una parte la ferocia primitiva e le scorribande imprevedibili dei selvaggi indios che Rugendas non vede l’ora di immortalare e dall’altra un tempo atmosferico mutevole e bizzarro. 

E sarà proprio quest’ultimo a cambiare non solo il loro viaggio ma anche le sorti delle loro vite e della loro amicizia.

Come?

Beh… lasciando Rugendas e il suo cavallo letteralmente fulminati.

Una lettura per chi ha poco tempo e voglia di mettersi in pausa, consigliato sopratutto a chi ha bisogno di una ricarica e ha finito i pocket coffee.



100 storie un Giro - Ennio Doris con Pier Augusto Stagi - Ed. Mondadori - Recensione a cura di Stefano Cassini

 


Ennio Doris (fondatore e presidente di Mediolanum) e Pier Augusto Stagi (giornalista, tra gli altri, di Radio 24 e "Il giornale") si incontrano per discutere della loro comune passione: il ciclismo.

In questo libro uniscono i loro "archivi" per raccontarci le tappe, a loro modo di vedere, più belle e importanti del Giro d'Italia, dalla sua nascita ai giorni nostri.

Ne nasce, innanzitutto, una bella chiacchierata fra due amici, appassionati di questo sport, dove il confronto fra i punti di vista diventa occasione per raccontare aneddoti sui vari campioni delle due ruote.

Ogni racconto, ben trentuno dal 1896 al 2016, è uno spaccato di storia del nostro Paese; possiamo, perciò, rivedere non solo quella determinata edizione della "Corsa rosa" ma anche l'Italia di quel periodo.

Ovviamente sono presenti tutti i grandi del ciclismo: da Girardengo, Binda e Guerra; Bartali, Coppi e Magni; Merckx, Gimondi e Motta; Moser, Saronni, Hinault; fino ai campioni moderni. Ma tanti sono i nomi, sconosciuti ai più, che vengono citati in questo libro.

Piccolo appunto: lo stile espositivo usato non mi è piaciuto. Spesso mi sono trovato a interrompere la lettura perché, in assenza di virgolette, non sapevo chi dei due stesse parlando. Solo la mia passione per questo sport (va detto che sono praticante da oltre quarant'anni, perciò alcuni di quegli episodi li conoscevo), e l'interesse per gli aneddoti delle varie epoche, mi ha invogliato a far scorrere le pagine.

Comunque un libro interessante per gli appassionati perché ci parla delle corse ciclistiche, non tanto dal punto di vista del risultato ma con l’intento di far conoscere in che modo ci si arriva e cosa avviene durante una gara. 

domenica 24 gennaio 2021

L'uomo dei dadi - Luke Rhinehart - Ed. Marcos y marcos - Recensione a cura di Veronica Orlandini

 


Questo libro mi ha prima incuriosita e poi colpita per pochi semplici fattori: è (attualmente) una lettura atipica, è ben scritto ed è anarchia totale.

Gli psicologi e gli psichiatri hanno all’interno della società il compito di riportare chi esce dalle righe, sui binari dell’accettazione, soprattutto da un punto di vista sociale.

Essi ci aiutano a sentirci e a vivere, come è meglio per la società di cui facciamo parte, e sono pagati profumatamente per farlo.

Ma...cosa succede se uno di loro stanco dell’ipocrisia, degli scarsi risultati e della monotonia, decide una sera di lasciare che le decisioni riguardanti se stesso e la sua vita, vengano prese da una coppia di dadi da poker?

Luke Rhinehart ci conduce per mano, quasi fossimo vecchi amici del college, nel turbine di follia e improvvisazione che la sua vita diventerà a ogni tiro di dado, portandoci a farci delle domande a cui forse, non avremmo mai pensato.

Non è facile staccarsi dalle pagine ma a volte sentiremo il bisogno di riprendere fiato e capire; cosa è vero e cosa no e soprattutto, cosa possiamo fare della nostra vita?

Raccomandato a dei lettori adulti (sono presenti non poche scene di sesso) che hanno voglia e bisogno, di mandare al diavolo tutte le regole.

 


mercoledì 30 dicembre 2020

Perdas de fogu - Massimo Carlotto & Mama Sabot - Recensione a cura di Stefano Cassini


Pierre Nazzari è un disertore che, per evitare la galera, accetta di fare "lavori sporchi" in operazioni segrete. Costretto a lavorare per un'organizzazione parallela, al comando dell'ex finanziere Tore Moi, si trova a dover spiare la veterinaria Nina, impegnata a cercare gli effetti dell'inquinamento bellico nelle terre attorno al poligono militare di Salto di Quirra. I due si conosceranno e finiranno in mezzo alle lotte intestine fra politici senza scrupoli e servizi segreti deviati.  

Ottimo libro d'inchiesta dove Carlotto e il collettivo Mama Sabot ci offrono spunti di riflessione, che si possono definire attuali, in un noir ricco di colpi di scena. Si resta attaccati alla lettura grazie anche alla formula usata dall'autore e i suoi "complici": non ci sono capitoli. A mio avviso una tecnica efficace.

Perché ho deciso di leggere ora un libro di dodici anni fa?

Ammetto che di Carlotto non avevo ancora letto nulla e di questo romanzo avevo sentito parlare quando conobbi, letterariamente, Ciro Auriemma che con altri autori del calibro di Renato Troffa (suo partner anche in altri lavori come "Piove deserto), Piergiorgio Pulixi (qui chiamato Pulisci, forse perché più "leggibile"), Francesco Abate (già collaboratore di Carlotto in altri lavori) e altri che in questa occasione erano all'esordio letterario (come lo stesso Auriemma), formava il collettivo Mama Sabot.

Dopo aver letto. "Piove deserto", devo dire che questo libro ha confermato le mie aspettative.  

La versione di Fenoglio - Gianrico Carofiglio - Recensione a cura di Stefano Cassini


L'autore, tramite il maresciallo Pietro Fenoglio, ci conduce nelle pieghe di quelle "leggi non scritte" che regolano il mondo delle investigazioni delle forze dell'ordine e lo fa raccontandole al giovane Giulio, che Fenoglio conosce durante una delle sessioni di riabilitazione in palestra, alle quali si deve sottoporre per curare un'artrosi all'anca.

Inizialmente persino lui, uomo navigato e ormai poco incline allo stupore, si sorprende per la facilità con la quale entra in confidenza con quello che potrebbe essere suo figlio, ma qualcosa gli fa capire che dietro quel carattere introverso c'è un'anima intelligente e vogliosa di imparare.

Erano anni, lo ammetto, che desideravo leggere Carofiglio ma, chissà perché, non mi decidevo ad acquistare una sua opera; ho scelto senza influenze esterne questo libro e conoscendo l'autore, per averlo visto diverse volte nei programmi televisivi, mi è sembrato che la voce narrante (Fenoglio) fosse proprio la sua: pacata nel racconto, precisa nei dettagli e mai con il fare eroico di chi sa di aver "sconfitto" i cattivi.

La sovrana lettrice - Alan Bennet - Recensione a cura di Veronica Orlandini


 

Ho avuto la fortuna di “incontrare” Alan Bennett grazie a un altro suo romanzo breve: “La signora nel furgone”. Esilarante. Uno spaccato di come è suddivisa la società (tanto negli anni Ottanta quanto ora) e di quello che le persone possono arrivare a fare se trasportate in un libro.

Se poi aggiungiamo che la storia della signora nel furgone è una storia vera beh, allora mi permetto di dire che Bennett (per mia opinione) ha raggiunto il massimo della sua espressione letteraria nel contesto del romanzo. 

L’ironia, la simpatia di sottofondo, il parlare di fatti “incredibili” come se fossero assolutamente ordinari, ho avuto la gioia di ritrovarli in questo libro: La sovrana lettrice. Veloce, pungente, avvolgente e dai toni occasionalmente tristi...è un libro adatto a tutti e per qualsiasi momento inoltre, come ogni altra opera di Bennett, fa anche riflettere su come le cose possano essere completamente diverse cambiando solo un dettaglio. 

Preparatevi a ridere o perlomeno, a sorridere.

giovedì 17 dicembre 2020

Canto di Natale – Charles Dickens - Recensione a cura di Eleonora Zaffino







Eccoci davanti a un testo  che è un vero classico della letteratura, oltre che delle letture a tema natalizio. La storia è arcinota: nell’Inghilterra del diciannovesimo secolo, la notte di Natale, il vecchio Scrooge, uomo avaro, non solo di denaro ma anche nei sentimenti, ha un inquietante incontro col fantasma del suo defunto socio Marley. Costui lo mette in guardia dalle conseguenze che, il modo in cui ha scelto di vivere avrà su di lui e gli preannuncia la visita di tre spiriti.
Ognuno di essi lo accompagnerà in un viaggio che lo metterà a confronto col suo passato, presente e futuro. Questa esperienza riporterà in superficie i ricordi che il protagonista aveva sepolto nei recessi della sua memoria, gli farà ricordare di quando era un bambino povero e triste.
Pur salvato dall’amore di sua sorella, vivrà come un’ossessione il bisogno di diventare ricco per riscattarsi da un doloroso passato di miseria e abbandono. Questa scelta gli costerà cara e lo porterà prima a perdere sua moglie e poi a diventare, sempre di più un uomo detestato da tutti. Messo infine davanti a quello che avrebbe potuto essere il suo futuro, se non avesse cambiato il proprio approccio alla vita, capirà i suoi errori e cercherà di porvi rimedio, scoprendo quindi la gioia: un sentimento a lui sconosciuto fino a quel  momento.
Ma poi: chi è Scrooge?
Siamo tutti noi. Ogni volta che non siamo felici di quello che abbiamo e ci concentriamo su ciò che, crediamo, ci manchi. Quando trascuriamo le persone care perché pensiamo di non avere tempo per loro o ci perdiamo in inutili rancori sprecando le nostre preziose energie. In ogni momento in cui ci neghiamo qualcosa convinti di non potercela permettere.
Se riusciremo a comprendere che il nostro bene e quello altrui non possono essere in conflitto perché sono, in realtà, la stessa cosa, staremmo tutti molto meglio. Sarebbe bello riuscire a esserne consapevoli un po’ prima di arrivare all’età del nostro Scrooge. Ora voi potreste dirmi che questi sono concetti noti e risaputi e avreste ragione. Saperlo è facile. È metterlo in pratica il difficile. Però ci possiamo provare.

lunedì 23 novembre 2020

Un'estate in montagna - Elizabeth von Arnim - Fazi Editore - Rcensione a cura di Veronica Orlandini


 

È il luglio del 1919 e dopo una camminata estenuante, Elizabeth raggiunge il suo chalet sulle montagne svizzere.

Si sente esausta e sconvolta dagli orrori della guerra ma è fiduciosa del fatto che l’aria fresca e profumata di miele, il caldo sole, e la quiete delle notti riusciranno a rimetterla in sesto, farla tornare quella che era.

Ma quello che non si aspetta è l’arrivo di due ospiti a sorpresa, che daranno nuova linfa vitale alle sue giornate e al suo modo di vedere la vita, oltre al sorprendente happy ending.

Sono stata attratta da questo libro soprattutto per il fatto che è ambientato in montagna e io ne sono una grande appassionata ma anche perché è capitato in un momento in cui la calma e il finale felice erano quello che serviva alle mie giornate.

Il modo di scrivere di Elizabeth von Arnim è dolce, carezzevole e pieno di sentimenti veri, cosa che al giorno d’oggi non è così scontato trovare.

Con questo libro, potrete mandare il vostro cervello in una piccola SPA mentale perché si rilassi per qualche ora.

Buon relax a tutti!