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lunedì 15 marzo 2021

Veronica Orlandini intervista Stefania Meneghella

 



Giovane autrice, dopo una fase iniziale in cui si è dedicata prevalentemente ai racconti, è passata a scrivere romanzi. La sua ultima pubblicazione è “Magnete” (Ego Valeo Edizioni). Conosciamola insieme.

Buongiorno Stefania, è un piacere fare la tua conoscenza per noi di “Se son Prose fioriranno”. So che sei una divoratrice di parole, che cosa ti ha avvicinato così tanto al mondo della parola scritta?

Ciao a tutti, e grazie per avermi ospitato nel vostro spazio. Non ricordo il momento preciso in cui ho capito di amare le parole. Loro sono nella mia vita da sempre e, tante volte, sono riuscite a salvarmi. La scrittura è parte di me e non potrei affatto farne a meno. Ho iniziato prima di tutto leggendo molto, e divorando libri di letteratura classica (che per me sono stati fonte di ispirazione). Poi, quando mi sono sentita pronta a costruire uno stile narrativo tutto mio, ho iniziato a scrivere. E da allora non mi sono più fermata.

Qual è la tua formazione letteraria, c’è una corrente a cui ti senti più affine o un autore a cui ti ispiri per scrivere i tuoi libri?

Il mio idolo letterario è Virginia Woolf, autrice inglese nata a cavallo tra l’800 e il ‘900. Lei e il suo “flusso di coscienza” mi hanno aiutato molto nella mia formazione artistica e nella struttura di uno stile narrativo mio personale.  Amo tutto ciò che è surreale, dunque tutti gli autori che preferiscono descrivere il flusso dei pensieri e dei sentimenti, anziché le dettagliate descrizioni di fatti ed eventi.

Hai iniziato con lo scrivere racconti. Ora sei passata ai romanzi. Come ti sei rapportata a queste due forme letterarie? Ne preferisci una in particolare?

Se dovessi scegliere tra i due, direi senz’altro che preferisco i romanzi. È sempre stato il mio sogno scriverli e, anche dopo averlo realizzato, ho sempre continuato a sognare di scrivere più romanzi possibile. Ho scritto inizialmente racconti, proprio perché non mi sentivo ancora pronta per un’avventura lunga e complessa come quella di un romanzo. In questo modo, ho dunque posto le basi per la stesura e ho perfezionato la tecnica. I racconti mi sono stati utilissimi in questa fase, ma adesso preferisco scrivere romanzi.

“Silenzi Messaggeri” e “Magnete” trattano due temi importanti, il silenzio e l’analisi dell’interiorità. Come mai hai scelto questi due temi, c’è stato qualche evento che ti ha fortemente influenzato? Parlacene un po’.

“Silenzi Messaggeri” tratta il tema del silenzio, che è un valore fondamentale in questo mondo fatto spesso di chiasso. Il silenzio ci avvicina alle cose pure, alla bellezza, alla semplicità della vita e ci fa comprendere che il vero mondo è quello interiore.

“Magnete” invece tratta appunto del nostro cervello, ma anche quello altrui. Con questo romanzo, ho voluto far comprendere l’importante tema del non giudizio e del perdono. Ossia, il riuscire a entrare nel cervello di chi ci ha fatto del male per cercare di comprendere il suo vissuto, le sue storie, il suo passato spesso non svelato.

Non ci sono stati eventi particolari da cui ho preso ispirazione ma, semplicemente, sono due aspetti che sono dentro di me da sempre ed in cui credo fortemente. La scrittura serve proprio a questo: a far comprendere agli altri valori che, oralmente, sarebbe troppo complicato spiegare. 

Hai dei nuovi progetti, qualche idea pronta da “sfornare”?  Rimarrai sul romanzo, sui racconti o entrambi?

Per il momento, mi sto concentrando sulla promozione del mio libro. Dato che non è possibile organizzare eventi fisici a causa dell’emergenza sanitaria, sto utilizzando molto i canali social e la rete in generale. Non nascondo però che ho già in mente un’altra storia da raccontare ma, per il momento, è solo una bozza. Senz’altro, continuerò a scrivere romanzi. Non posso farne a meno!

 Grazie per l’intervista


mercoledì 4 novembre 2020

Stefano Cassini intervista Ciro Auriemma




Il cagliaritano Ciro Auriemma è autore, editor, insegnante di scrittura e fisico, riguardo a questa ultima definizione ci segnala,  con una nota, un dettaglio che ce lo fa apprezzare ancora di più (fisico mancato! Non mi sono laureato, con l’arrivo della seconda figlia dovevo scegliere tra le ore di laboratorio di fisica e quelle tra i pannolini e le pappe… e ho scelto queste, senza troppi rimpianti!). Con altri autori di successo come Massimo Carlotto, Piergiorgio Pulixi, Renato Troffa, Andrea Melis, Michele Ledda e Stefano Cosmo fonda il Collettivo Sabot per dar voce ai problemi della Sardegna.

L'esordio con il Collettivo Sabot, “Perdas de fogu”, cosa le ha lasciato?

Anzitutto un metodo. La scrittura di un giallo è sempre una scrittura sociale; questo significa che, attraverso il racconto di una vicenda criminale, la lente di osservazione dell’autore si sposta sempre dal delitto alla società in cui questo è maturato, sulle contraddizioni che la contraddistingue. Nel noir mediterraneo l’elemento socio-analitico e quello antropologico sono ancora più spiccati. E poi l’idea che si possa condividere una storia con qualcuno senza alcuna sottrazione, anzi, consci che sarà un inevitabile arricchimento nel momento in cui tutti saranno disposti a fare un passo indietro rispetto alle proprie idee per accogliere quelle degli altri. Ecco, l’esperienza del collettivo mi ha insegnato a fare quel passo indietro e a pormi in ascolto.

Nel suo ultimo libro, “Piove deserto”, il personaggio principale, Pantaleo Mari, ritornando al suo paese natìo è combattuto tra il rimpianto per averlo lasciato e la convinzione di aver fatto la scelta giusta; ci sono affinità, anche caratteriali fra lei e il suo protagonista?

Lavoro sempre per trapianti di emozioni ed esperienze. Leo è un malinconico, figlio di un tempo che va troppo veloce e al quale non sa chiedere di rallentare; non trova il passo, è goffo, sempre molto severo con se stesso. C’è un tempo anche per fare le cose giuste – pensa a un certo punto del romanzo – e io quel tempo non l’ho saputo mai. Condivido con Leo una certa malinconia, una forma di nostalgia per le cose che non abbiamo vissuto. Il peso di non poter vivere la quotidianità con i nostri figli – lui è separato, io divorziato – che significa soprattutto il senso di colpa per non averlo potuto evitare. Infine, l’amore sconfinato per il mare. Parlo di lui come se fossimo buoni amici, e in un certo qual modo è proprio così.

Restando a “Piove deserto”, è solo l’ultimo lavoro che lei produce con Renato Troffa (con cui ha scritto in precedenza “Sette giorni di maestrale”); significa che predilige il lavoro di squadra anziché operare da solista?

C’è una frase che amo particolarmente e che unisce me, RenatoTroffa e Michele Ledda come fratelli: “A LA META LLEGAMOS CANTANDO O NO LLEGA NINGUNO”. È tratta da una poesia di Luis Sepulveda, musicata poi dai Modena City Ramblers, e mi ricorda che ci sono dei “noi” che valgono molto più degli “io”. Quando, davanti a un bicchiere di vino o a un caffè, ci siamo ritrovati a condividere l’idea di una storia e quella è diventata terreno per una semina comune, è sempre stato istintivo per tutti dire “questa ora la scriviamo”, con un plurale che nei fatti aveva già superato le singole voci. Ci sono poi delle storie che ognuno di noi ha maturato da solo; con una di queste, se tutto va bene, arriverò a metà del prossimo anno in libreria, e i miei compagni sono entusiasti come se si trattasse di un libro loro! 

Andiamo più sul personale: preferisce scrivere o insegnare?

Sono due facce della stessa medaglia. Scrivere richiede esercizio, studio, confronto con altri autori e con editor. Questo bagaglio di esperienza sui libri non si trova, ed è quel quid in più che puoi mettere in condivisione con le tue e i tuoi studenti. Claudio Ceciarelli, l’editor della E/O, è stato il mio primo editor, quello che mi ha portato all’esordio. Ho imparato molto più da lui, riga per riga, parola per parola, che su alcuni manuali che ho studiato. Però… se devo essere sincero, insegnare, soprattutto alle ragazze e ai ragazzi delle medie e delle superiori, ha una magia che ti entra dentro, e quando si avvicinano e ti fanno leggere le cose che hanno scritto, mettendo in pratica i tuoi consigli, facendoli propri, ti senti in pace col mondo.

Infine; ho letto che la casa editrice SEM collaborerà con la sua scuola di scrittura Baskerville. Ci può descrivere in cosa consiste?

Oltre che con SEM abbiamo chiuso una collaborazione con NNEditore, e presto ne arriveranno altre. Sono editori che portano la loro esperienza all’interno dei nostri corsi – Riccardo Cavallero di SEM, e Alberto Ibba e Luca Pantarotto di NNEditore sono tra i nostri docenti – e che mettono a disposizione materiale di lavoro (schede, anteprime sulle promozioni, ecc.) e che, infine, accoglieranno qualche nostro corsista, dopo un adeguato colloquio conoscitivo, per uno stage formativo in casa editrice. L’ambizione che ha spinto Daniele Pinna (Agenzia Letteraria Kalama), Renato Troffa e me a fondare la Scuola Baskerville è proprio questa: imparare facendo, imparare da chi fa. Quindi al corso di narrazioni scriveremo, in quello di editing editeremo i testi validi che vengono da narrazioni e qualcun altro proposto dai nostri partner, e infine il corso di editoria valuterà se i testi prodotti durante l’anno di studio e lavoro sono meritevoli di pubblicazione e, eventualmente, a quale editore inviare il manoscritto.

Grazie per questa bella chiacchierata 

martedì 20 ottobre 2020

Stefano Cassini intervista Cristiana Bresciani



 

Cristiana Bresciani si definisce mamma lavoratrice, sportiva e mangiatrice di libri. Vive ad Arco (Trento) e gestisce, in completa autonomia, il blog letterario “Libricitando” dove oltre che a recensire i libri che legge, segnala eventi legati al mondo del libro.
Di recente ha aggiunto un nuovo tassello professionale: è anche conduttrice radiofonica.

Partiamo da quest’ultima esperienza. Com’è nata l’idea e come ti trovi a parlare di libri alla radio?

Qualche mese fa sono stata contattata da “Spazio 3 la radio”, una "neonata" web radio con sede a Riva del Garda, quindi a due passi da dove vivo io. Si tratta di una radio "sociale", senza fini di lucro. Mi è stato proposto di collaborare con un programma dedicato ai libri. Ho accettato subito entusiasta ed ho ideato LibriCitando in radio, "contenitore radiofonico" in cui parlo dei libri che leggo, ospito autori e in cui gli ascoltatori possono intervenire dedicando citazioni o suggerendo brani da leggere, il tutto intervallato da musiche scelte ad hoc. Inizialmente ero un po' intimorita da questo mezzo di comunicazione. Ora mi piace molto e sono grata alla radio per avermi dato questa opportunità. Spero di riuscire con il format che ho scelto a trasmettere un po' della mia passione per i libri.                               

Parlare di libri e scrivere di libri: quali le differenze?

Non ho trovato grandi differenze. Il linguaggio in radio è più colloquiale, meno complesso e i pensieri vengono espressi in modo più conciso rispetto alle recensioni scritte. Per lo meno, questo è il tipo di linguaggio che ho scelto io per il mio programma.

Sei un’appassionata di ciclismo, cosa che ci accomuna, e vivi in un territorio che si presta a escursioni interessanti; non hai mai avuto la voglia di scrivere un libro sui luoghi che frequenti? Seguendo la falsariga di Davide Cassani proporre, itinerari della tua zona.

A dire il vero non ci ho mai pensato, ne’ a scrivere una guida per ciclisti, ne’ a scrivere un romanzo o altro. Anche il mio blog è nato quasi per caso. All'inizio di quest'anno, in un periodo un po' difficile per me, a causa dello stop forzato dallo sport per problemi di salute, ho avuto l'idea di incanalare le mie energie verso un obiettivo nuovo, dando modo alla mia passione per la lettura di esprimersi e così è nato LibriCitando. Devo dire che in meno di un anno la mia vita, in un certo senso, è cambiata moltissimo. Fino a un anno fa i miei conoscenti e amici mi associavano allo sport (all'atletica e al ciclismo che ho praticato a livello agonistico per tantissimi anni), mentre ora sono "l'esperta di libri". Quindi, mai dire mai....forse un giorno mi verrà voglia di provarci. Già quest'anno ho in programma di frequentare un corso di scrittura creativa.

Il tuo è un blog generico e, permettimi il termine, “onnivoro”; hai un genere letterario che più ti appassiona?

Certo, mi piacciono molto gli autori sudamericani. Di Isabel Allende ho letto tutto, di Gabriel Garcia Marquez quasi tutto, di Jorge Amado molto. Sono attratta anche dalle biografie romanzate e dai romanzi storici. Adoro inoltre il genere urban fantasy di Haruki Murakami (che o si ama o si odia) e quando ho voglia di leggere "per puro svago" mi concedo un giallo "Sellerio": Camilleri, Manzini, Malvaldi, Recami, Gimenez Bartlett...anche questi li ho letti tutti.

In conclusione: sei mamma, sportiva, blogger e conduttrice alla radio; hai qualche altro sogno nel cassetto?

Più che un sogno nel cassetto, ho un desiderio: quello di tornare a fare sport come piaceva a me e praticare il mio personalissimo triathlon, fatto di corse a piedi, giri in bici e letture.

Grazie per l'intervista.

 


mercoledì 15 luglio 2020

Stefano Cassini intervista Davide Guaita


Essere titolare di una libreria indipendente a Milano e in un mondo sempre più popolato da grosse catene,  la possiamo definire una vocazione?

Sicuramente, sopratutto in questi ultimi dieci anni di crisi le piccole librerie sono sempre più vulnerabili e soggette a un rischio di chiusura dovuto sia alla mancanza di liquidità che alla diminuzione del volume d'affari e se non avessimo avuto questa vocazione sarebbe stato molto difficile aprire ogni giorno.

Quale ritiene siano i vostri punti forti?

Storicamente il nostro punto forte sono le continue offerte e la scontistica alta praticata al cliente, visto che siamo una delle ultime librerie remainder rimaste.

Lo spazio dedicato ai bambini è motivo di soddisfazione?

Si anzi in questi ultimi anni abbiamo allargato sempre di più la visibilità del reparto bambini con
giochi didattici e ludici.

Com'è cambiato il modo di lavorare con la pandemia?

Sia i clienti che il nostro staff sono molto attenti al distanziamento purtroppo c'è meno affluenza dovuta sia allo smart working che alla paura.

Presentazioni e firmacopie, quali sono i nuovi modi di gestire questi eventi?

Purtroppo ad oggi  non sappiamo ancora come comportarci comunque la nostra intenzione è quella di partire il prima possibile. Un saluto affettuoso Davide.

lunedì 8 giugno 2020

Stefano Cassini intervista Veronica Orlandini


Buongiorno a tutti voi lettori di “Se son Prose fioriranno”. Per chi non mi conoscesse, sono Veronica Orlandini e sono una scrittrice...o cosi mi chiama la gente. Dico questo perché non voglio avere la presunzione di darmi appellativi che magari non mi appartengono amando sì scrivere, ma non essendo certo al livello di una Elizabeth Brown!

Oggigiorno meglio pesare bene le parole, specie se ci si lavora.


Quando ha iniziato a scrivere?



Volendo essere precisi, i miei primi scritti risalgono al cosiddetto “Diario dei segreti” ora diventato “Diario di viaggio” ma per quando riguarda la narrativa in sé, direi al tempo delle elementari, quando per la prima volta infilai un foglio vergine nella macchina da scrivere di mia madre e ci trasportai con l’inchiostro le storie che mi creavo in testa. Ho “buttato” davvero tanti fogli prima di arrivare alla prima pubblicazione!




Nelle sue letture c'è posto anche per generi diversi dal suo?



Assolutamente si! Anzi ritengo che un ampio spettro diversificato di letture sia forse la migliore base da cui partire se si vuole scrivere. Crearsi una cultura letteraria varia, aiuta a migliorare e ampliare il proprio lessico e la capacità di espressione oltre a capire meglio i propri gusti. Ecco perché nella mia libreria convivono pacificamente thriller, classici, di narrativa e saggistica.



Ci sono altre passioni?



Certo: l’equitazione, le arti marziali e l’aikido, i viaggi le passeggiate in montagna. Mi ritengo una persona curiosa, a cui piace provare.



Pensa che il COVID-19 modificherà la relazione autore-lettore?



Questa è una bella domanda...al momento ritengo che è ancora presto per vedere quali saranno le ripercussioni sul mondo della letteratura anche se già ne abbiamo un esempio: a causa della quarantena non era possibile, almeno fino a poche settimane fa, frequentare librerie e biblioteche e ovviamente la gente si affidava agli ebook o ai cartacei via corriere. Forse questo spingerà ancora di più il mercato verso questo tipo di diffusione culturale. Per quanto riguarda i generi, no, non vedo grossi mutamenti. A livello fisico? forse all’inizio qualche titubanza ad andare alle presentazioni dal vivo o a stringere la mano del nostro scrittore preferito ma potrebbe ridursi a un breve lasso temporale. Quello che possiamo fare ora è aspettare e vedere, tenendoci pronti ad adattarci.



Perché ha scritto due libri diversi tra loro?



Innanzitutto perché io non sono una: non esiste solo “una” Veronica Orlandini e ho opinioni su tante cose diverse tra loro. Poi, perché forse non ho ancora capito quale sia il mio genere come autrice o  perché non voglio averne uno solo. Ammetto che “La Senzatempo” è stato un po’ richiesto da chi mi conosce e da chi ha letto gli altri miei libri, ad esempio “Da Diversa prospettiva”...io l’avevo in testa già da un po’, quindi ho accettato la sfida. Direi che non mi è andata male.

Scriverò altri libri diversi tra loro? Credo proprio di si.


Vi ringrazio per questa intervista e grazie a coloro che la leggeranno.