lunedì 23 marzo 2020

Adriana Rezzonico intervista Massimo Carlotto





- Massimo Carlotto , in occasione della sua presentazione milanese, mi concede l’onore di pranzare con lui.
Ti ringrazio di cuore a nome del blog SesonProsefioriranno e dei nostri lettori.

-    Sei appena uscito in libreria con “La signora del martedì” edito da E/O. Come è nata questa tua ultima fatica?

-    Questo progetto letterario nasce dal desiderio di sovvertire le regole della letteratura di genere per esplorare nuovi territori narrativi. Mi interessava intrecciare le storie di tre personaggi che vivono ai margini della società, che io definisco “i nascosti”, persone che per vari motivi non vogliono farsi notare. Il crimine, come meccanismo narrativo e lente d’ingrandimento per osservare la realtà, mi è servito per raccontare gli effetti collaterali che un qualsiasi episodio delittuoso determina nella vita dei soggetti coinvolti.


-    Perché hai deciso di abbandonare l’Alligatore?

-    Non l‘ho affatto abbandonato. Ne La signora del martedì il personaggio con “gli stivali texani” è lui, solo che non è mai nominato con nome, cognome o soprannome. Mi è piaciuta l’idea di usare il protagonista di una serie come personaggio minore. Mi ha permesso di approfondire alcuni aspetti intimi che meritavano di essere raccontati ai lettori.


-    Dopo “Blues per cuori fuorilegge e vecchie puttane”, quale brano abbineresti per accompagnare “La signora del martedì”?

-    “The Gipsy faerie queen” di Marianne Faithfull. L’ho inserito in una scena molto intima e alcolica tra due personaggi. Ma anche “Una vita che ti sogno” di Gianni Morandi, una canzone particolarmente amata dal Signor Alfredo, uno dei tre protagonisti.


-    Il Signor Alfredo (uno dei protagonisti), sta riscuotendo successo tra i tuoi lettori. Come è nato e cosa ne pensi?

-    Hai ragione, è il personaggio che riscuote più simpatie. Penso che raccolga consensi perché è un personaggio insolito, che appartiene a una categoria sconosciuta, socialmente nascosta. Il segreto è stato svelarne l’umanità, il bene e il male delle sue azioni, il suoi sogni e le sue delusioni, senza dare giudizi.


-    Che rapporto hai con la musica?
-    Molto stretto. Non riesco a farne a meno, leggo e ascolto, scrivo e ascolto, viaggio e ascolto. Mi nutre di idee, mi rallegra la vita, mi riempie di emozioni. Io interpreto la musica come una sorta di letteratura sonora. Le note come lettere di un alfabeto universale.

  
- Che cos’è per te la verità?         

-    Un’approssimazione necessaria. La verità è complessa, sfaccettata, spesso difficile da scoprire e da accettare. Ma non possiamo farne a meno altrimenti non riusciamo a fare i conti con la realtà, a interpretarla e a trasformarla in senso positivo. La verità è vita.

domenica 8 marzo 2020

La guerra dei nostri nonni di Aldo Cazzullo - Ed. Mondadori - Recensione a cura di Stefano Cassini



Aldo Cazzullo fa una raccolta di storie sulla Grande Guerra. Uomini e donne, i nostri nonni appunto, si alternano fra queste pagine grazie a lettere, diari e testimonianze per spiegarci cosa accadde nei luoghi che i libri di storia non ci hanno raccontato
Troviamo Maria Bergamas, la donna che "scelse" il Milite Ignoto, e Gabriele D'Annunzio, con i suoi proclami da guerrafondaio.  Gli Arditi, e le loro efferate azioni, il medico italiano, raccontato dal maestro di scuola Rodolfo Bolner,  suo attendente e di cui ha taciuto il nome, gran seduttore in Galizia.
Ci sono poi i racconti delle crocerossine al fronte che si alternano con quelli delle prostitute. Un capitolo è dedicato ai "Grandi personaggi" che all'epoca non erano ancora tali: sono presenti, Angelo Roncalli - poi Papa Giovanni XXIII - sergente nella terza compagnia di sanità, e Benito Mussolini.
Il futuro Duce, interventista della prima ora, partì volontario e divenne caporale dell'undicesimo reggimento bersaglieri. Essendo stato ferito farà circolare  leggende riguardo a quei momenti: si disse che avrebbe rifiutato l'anestetico mentre gli venivano estratte le schegge e che l'ospedale in cui si trovava sarebbe stato bombardato perché gli austriaci lo ritenevano un irriducibile nemico.
Già allora sapeva come abbindolare le folle. Studi successivi lo avrebbero sbugiardato, ma questa è un'altra storia.
Lo stesso si può dire per il suo omologo Adolf Hitler che rifiutò di arruolarsi nell'esercito austro-ungarico, ritenendo la sua patria inquinata dal miscuglio con i popoli dell'est Europa, preferendo la divisa germanica; anche lui dipingerà quel periodo con maestria per conquistarsi la simpatia le folle.
Fra gli altri grandi nomi che incontriamo ci sono, per esempio, Charles De Gaulle e Josip Brozche divenne il dittatore jugoslavo Tito.
Sono circa una ventina di storie, alcune corredate di lettere che l'autore riporta nella grafia originale, dove il dramma vissuto in quei tristi anni viene a galla nella sua durezza; ma ci sono anche storie a lieto fine per farci capire che non tutto è andato storto.
È storia d'Italia, quella che Cazzullo ci narra con la sua abile penna di giornalista, e lo fa anche grazie alle testimonianze di chi ha avuto nonni o, addirittura, bisnonni, tra gli attori, loro malgrado, del conflitto.
Chiudo con un'avvertenza: la prime due pagine sono già un pugno allo stomaco; asciugate le lacrime e continuate a leggere perché ne vale veramente la pena e poi, così è capitato al sottoscritto, gli occhi umidi potrebbero farvi compagnia in altri momenti.
Buona lettura  

martedì 3 marzo 2020

Stupor mundi et immutator mirabilis







Ascolto il rumore della pioggia. Dopo un lungo periodo di siccità, Giove Pluvio ci viene in soccorso e prova a ripulire un po’ quest’aria sporca e maleodorante. Me ne sto sulla mia poltrona avvolta nella solita coperta.  Sul divano lì accanto c’è il mio Amore, sempre con me. Mi sento stanca, proviamo a guardare un telefilm americano che, tempo fa, mi sembrava carino. Non posso fare a meno di notare la pochezza dei dialoghi, le solite frasi ripetute ogni volta e mi chiedo se sia a causa della sceneggiatura o del doppiaggio.
Un linguaggio scontato che m’infastidisce più del solito, è proprio un’insopportabile ”americanata”.
Lo so, più passa il tempo e più divento esigente, effetti collaterali che si manifestano quando ci si occupa di revisione del testo.
Per fortuna però ci sono anche opere che mi riconciliano con la scrittura. Ho appena letto “Il colore dell’anima” di Sonia Morganti.  Un racconto storico breve giunto in finale alla XX edizione del Concorso nazionale di poesia e narrativa “Guido Gozzano”.
La storia d’amore tra Federico II di Svevia e Bianca Lancia – l’unica donna che egli abbia davvero amato – raccontata dal punto di vista di lei. L’autrice è nota agli amanti del genere storico grazie ai romanzi “Calpurnia l’ombra di Cesare” e “Il magnifico perdente”. Si conferma portatrice di uno stile elegante ma accessibile che sa colpire la sensibilità del lettore. Qui il suo modo di raccontare l’amore è un po’ più “terreno” del solito ma non perde mai la classe che noi, suoi affezionati, conosciamo molto bene.
Un’autrice che, non mi stancherò mai di dirlo, merita una platea molto più vasta e sono certa che l’avrà.
Io resto sintonizzata in attesa di nuove sorprese.

Eleonora Zaffino

martedì 18 febbraio 2020

Un anno sull'altipiano - Emilio Lussu - Ed. Einaudi - Recensione a cura di Stefano Cassini




"Tra i libri sulla Prima guerra mondiale Un anno sull'Altipiano è, per me, il più bello".
Queste sono le parole che un altro grande cantore "di guerra", Mario Rigoni Stern, ha pronunciato per descrivere questo libro.
Emilio Lussu era ufficiale di fanteria della Brigata Sassari quando ventiseienne, era il mese di giugno del 1916, salì sull'Altopiano di Asiago per combattere contro l'esercito austro-ungarico. Vi rimase sino al luglio del 1917.
Un anno di duri combattimenti che non videro la vittoria di nessuno dei due schieramenti, durante il quale la Brigata verrà spostata alla Bainsizza, sul fronte orientale.
Non è una storia che parla di eroi. È il racconto della dura vita nelle trincee, tra la paura degli assalti nemici e il rischio di morire per il freddo.
Il dover obbedire a ordini assurdi, sapendo che erano impartiti da ufficiali in preda ai fumi dell'alcool, senza mai obiettare, pur avendone tutte le ragioni.
Lussu pone l'accento sull'orrore della guerra, descrivendo i sentimenti dei soldati che furono costretti a subire la grande offensiva dell’esercito asburgico, diventando involontari protagonisti della disfatta di Caporetto. Tutto a causa degli errori e delle scelte dissennate di chi li comandava senza competenza né umanità.

sabato 1 febbraio 2020

L'isola delle anime - Piergiorgio Pulixi - Ed. Rizzoli - Recensione a cura di Adriana Rezzonico









"...Un velo di foschia azzurrognola esalava dall’interno del tempio, e il cane distinse un gorgoglio d’acqua: si trattava di una fonte sorgiva da cui si era sempre tenuto alla larga, anche quando la sete lo aveva angustiato nelle ore più infernali dell’estate."
Quel luogo emanava una vibrazione sinistra. Bastò poco per rinvenire il cadavere ancora caldo e a me bastano queste poche frasi per calarmi nel nuovo romanzo di Piergiorgio Pulixi.
Mi avvicino con estrema cautela, sto per intraprendere un viaggio nelle viscere di un’isola magica e temo di violare qualcosa di intimo: la Sardegna e il fascino che traspare da ogni singola pietra, un tripudio di sensazioni che mi rapisce nell’immediato. Il potere magico si insinua prepotentemente nelle righe, alcune maschere con le corna, dalla foggia bovina, catalizzano la mia curiosità.
Il viaggio che ci propone l’autore è fatto anche di silenzi. Il respiro del vento incessante sulle coste sospinge la sabbia e l’anima di molte persone.
Una trama complessa, pregna di contrasti come le due donne protagoniste Mara Rais e Eva Croce, agli antipodi anche nei tratti somatici.
La scomparsa di una giovane donna, conferisce al thriller la giusta occasione per scoprire una realtà mai sopita e creare la complicità delle due poliziotte.
La caccia al killer diventa un’esperienza sensoriale: si avvertono gli scricchiolii dei rami secchi, lo scrosciare dei torrenti impetuosi in piena Barbagia.
L’odore del sangue si confonde con quello corposo e pungente del Fil u Ferro (noto vino) e a all’anima fiera dei Ladu, decisi a preservare le loro abitudini.

I piccoli granelli di sabbia rovente si miscelano ai brandelli di pelle sottile sotto le unghie. Bisogna far attenzione, usare l’accortezza necessaria per non risvegliare “sas animas malas”, gli spiriti malvagi.
L’autore mantiene in perfetto equilibrio l’elemento esoterico con l’aspetto psicologico delle due protagoniste e ci conduce al cuore pulsante di questa regione vitale, che mi fa scivolare gradino dopo gradino, negli avvenimenti storici.
Un mezzo per potersi addentrare in una storia poco nota,  risvegliare la curiosità e accostarsi all’anima fiera dei suoi abitanti. In questo scrigno ho riposto la mia anima. Ancora una volta Piergiorgio Pulixi conferma il suo potere narrativo e la predisposizione verso l’universo femminile. 

Sul nostro canale telegram potrete trovare la versione audio
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mercoledì 22 gennaio 2020

Se il castello è fatto di sabbia







Oggi desidero riflettere su un tema che mi sta davvero a cuore: la solidità di un testo.
Le statistiche ci dicono che sempre più persone si avvicinano alla scrittura e desiderano pubblicare le proprie opere. Molti ci riescono con i risultati più diversi. 
Dobbiamo però confrontarci con un dato di fatto: la gran parte di questi autori, o aspiranti tali, hanno una storia da raccontare ma non sono abituati a scrivere. Consapevoli di questo, tanti decidono di frequentare uno o più dei corsi disponibili sul mercato, per migliorare le proprie capacità al riguardo.
E veniamo al punto che desidero trattare qui. I corsi di scrittura vertono, di solito, su come si costruisce un romanzo, il modo migliore di strutturarlo, la creazione dei personaggi e cose di questo genere. Però spesso danno per scontato che gli utenti sappiano già scrivere bene da un punto di vista formale. La verità è che, sovente, non è così. Altre volte si sorvola sulla forma perché "tanto poi c'è l'editing".
Questo approccio ha delle controindicazioni.  Se si scrive tralasciando l'importanza di grammatica, sintassi e lessico, si finisce per delegare all'editor la scelta del linguaggio, perché il lavoro che dovrà fare andrà talmente in profondità da intervenire sul modo di esprimersi. Avremo quindi un lavoro ben fatto ma così l'autore non farà sentire davvero la sua voce al lettore.
Esiste però, ahi noi, un'altra possibilità. Il contenimento costi è un imperativo in tutti i settori produttivi e l'editoria non fa eccezione. I primi tagli che si fanno sono proprio sul lavoro di editing e correzione di bozze. Il che comporta che oggi, come mai prima d'ora, si possono trovare nelle librerie testi pieni di refusi ed errori di scrittura di ogni genere e specie.
Ecco che una buona storia, senza la solida base di una scrittura formalmente corretta, diventa come un castello di sabbia: bella ma fragile, pronta a crollare sotto la prima tempesta che si manifesta con le sembianze di un lettore attento. Non bisogna dimenticare che molti amanti dei libri sanno bene come si scrive.
Tenere sempre presente che il nome sulla copertina è quello dell'autore e se circolerà la notizia che un romanzo è scritto male, a poco varrà giustificarsi dicendo che il problema è l'editing.
Perciò cari autori, abbiate sempre cura della forma nel vostro scrivere, sappiate che il vostro editor lavora insieme a voi, non al vostro posto e così creerete solide fondamenta per il più bello dei castelli che vorrete edificare e se son prose... fioriranno.

 Eleonora Zaffino

giovedì 16 gennaio 2020

Dentro la borsa - Francesca Spanu – Edizioni La Zattera – Recensione a cura di Adriana Rezzonico






Avverto sin dalle prime righe una sottile empatia con l’autrice, alla sua prima esperienza letteraria.
La borsa di una donna è sempre colma di oggetti che svelano peculiarità di chi la indossa. Anche nella trama, Cristina e Lidia, le due protagoniste, avranno una borsa elegante, pregiata, molto vistosa che le unirà. Sarà il filo conduttore di uno spaccato di vita che accomunerà molte donne.
Il vuoto giocherà il ruolo di protagonista in questo intreccio. Lidia, riempie il suo con le parole che riversa nitide, taglienti su un foglio. Descrive il suo dolore lacerante, quello passato, legato al suo retaggio culturale e quello attuale. La mancanza di affetto della famiglia, l’ha costretta a sottrarsi alle gioie di una gioventù spensierata.
Cristina, giovane medico, vive in apnea, all’apparenza felice e appagata con un futuro definito. Le sue certezze vengono però demolite dall’incontro con Livia. Le due vite saranno scandagliate, sezionate e messe a dura prova. Ognuna di loro avrà bisogno dell’altra per ricomporre la propria esistenza, quella vera, non quella di facciata.
Il romanzo è un viaggio dentro i facili giudizi, i luoghi comuni, l’indifferenza. Un mezzo per narrare il mondo femminile che ha bisogno di un supporto ancora più forte in un periodo di significativo regresso.
Le conquiste ottenute in passato, rischiano di essere messe in discussione all’interno di un sistema vetusto e di una società ancora troppo "machista".
Le loro vite prenderanno il largo, ognuna con una rotta ben designata, grazie ai preziosi oggetti che ogni donna conserva “dentro la borsa”.