domenica 8 marzo 2020

La guerra dei nostri nonni di Aldo Cazzullo - Ed. Mondadori - Recensione a cura di Stefano Cassini



Aldo Cazzullo fa una raccolta di storie sulla Grande Guerra. Uomini e donne, i nostri nonni appunto, si alternano fra queste pagine grazie a lettere, diari e testimonianze per spiegarci cosa accadde nei luoghi che i libri di storia non ci hanno raccontato
Troviamo Maria Bergamas, la donna che "scelse" il Milite Ignoto, e Gabriele D'Annunzio, con i suoi proclami da guerrafondaio.  Gli Arditi, e le loro efferate azioni, il medico italiano, raccontato dal maestro di scuola Rodolfo Bolner,  suo attendente e di cui ha taciuto il nome, gran seduttore in Galizia.
Ci sono poi i racconti delle crocerossine al fronte che si alternano con quelli delle prostitute. Un capitolo è dedicato ai "Grandi personaggi" che all'epoca non erano ancora tali: sono presenti, Angelo Roncalli - poi Papa Giovanni XXIII - sergente nella terza compagnia di sanità, e Benito Mussolini.
Il futuro Duce, interventista della prima ora, partì volontario e divenne caporale dell'undicesimo reggimento bersaglieri. Essendo stato ferito farà circolare  leggende riguardo a quei momenti: si disse che avrebbe rifiutato l'anestetico mentre gli venivano estratte le schegge e che l'ospedale in cui si trovava sarebbe stato bombardato perché gli austriaci lo ritenevano un irriducibile nemico.
Già allora sapeva come abbindolare le folle. Studi successivi lo avrebbero sbugiardato, ma questa è un'altra storia.
Lo stesso si può dire per il suo omologo Adolf Hitler che rifiutò di arruolarsi nell'esercito austro-ungarico, ritenendo la sua patria inquinata dal miscuglio con i popoli dell'est Europa, preferendo la divisa germanica; anche lui dipingerà quel periodo con maestria per conquistarsi la simpatia le folle.
Fra gli altri grandi nomi che incontriamo ci sono, per esempio, Charles De Gaulle e Josip Brozche divenne il dittatore jugoslavo Tito.
Sono circa una ventina di storie, alcune corredate di lettere che l'autore riporta nella grafia originale, dove il dramma vissuto in quei tristi anni viene a galla nella sua durezza; ma ci sono anche storie a lieto fine per farci capire che non tutto è andato storto.
È storia d'Italia, quella che Cazzullo ci narra con la sua abile penna di giornalista, e lo fa anche grazie alle testimonianze di chi ha avuto nonni o, addirittura, bisnonni, tra gli attori, loro malgrado, del conflitto.
Chiudo con un'avvertenza: la prime due pagine sono già un pugno allo stomaco; asciugate le lacrime e continuate a leggere perché ne vale veramente la pena e poi, così è capitato al sottoscritto, gli occhi umidi potrebbero farvi compagnia in altri momenti.
Buona lettura  

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